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20 dicembre 2018
In Universale Economica
Il diario dell'operaio tamagochi: il blog di Francesco Dezio
MOLFETTA OUTLET 6 settembre 2006





La scritta sul cartello bianco benvenuti a molfetta mi accoglie, c è scritto paese dei sogni (e dei fossi, è riportato a spray nero). Molfetta non è male, ha un bel centro storico, paese delle belle dònne ho sentito dire, anche ma la mia visita era di mattina e nel borgo antico c erano prevalentemente muratori. Attualmente è un cantiere aperto, escavatrici, gru, legni per puntellare le strutture di cedevoli palazzi magari costruiti su un costone di roccia, a picco sul mare. Forse per esumare le belle donne c è tempo, bisogna aspettare che arrivi l estate. Ma ho sbagliato strada, il paese dei sogni si trova fuori del paese, nella zona industriale: un altra Molfetta, che qualcuno s è inventato, non troppo lontano da qui.

Pomeriggio inoltrato, poca gente circola per il borgo artificiale, sopraffatta dal torpore anestetico del dopo mangiato.

Parcheggio la macchina e salgo su isole pedonali in cui sono state ricavate dei rettangoli di terra tra un marciapiede e l altro, in cui sono stati ricollocati gli alberelli di ulivo sottratti alla campagna circostante. Devo dire sono perfettamente allineati. Piazzati precisi con lo squadro.

Appena entri un fondale enorme, c è dipinto un cielo che più azzurro non potrebbe essere ed impedisce allo spettatore di intravedere la linea dell orizzonte, il mare. Dietro il pannello le prime impalcature. Ci costruiranno una grande multisala, capienza complessiva 2.000 posti. Ci saranno sale giochi, bowling. Si prevede un flusso di 3 milioni di visitatori. Si dice che il Fashion District darà lavoro, a regime, a circa mille persone. Al momento credo si sia fermi ad appena un centinaio, assunti a formazione. Vendono merce di stilisti famosi a poco prezzo.

Molfetta Outlet è un agglomerato (tutto a mio avviso tranne che urbano) di case di barbie a schiera ingigantite all inverosimile, con i tetti talvolta spioventi altre volte a forma di fungo (non a caso di colore marrò). Fa pensare a vacanze a sharmelshaik. Ad Hansel e Gretel. Ad Harry Potter. Rimandano alla nostra infanzia colorata, alle costruzioni Lego, ma in particolare, ecco, al mondo dei Puffi. Fa pensare a tutte queste cose qui.

A mondi paralleli, al Truman Show, che perso in quella piazzetta, nei vicoli ordinati, in cui quei ragazzi assunti a tempo determinato mi sorridono per fare di me un cliente soddisfatto.

Per la cronaca. In altre città gli architetti si sono ispirati alla Firenze Rinascimentale. All antica Roma. Al regno Austro Ungarico.

La singolarità di queste abitazioni è che non hanno finestre. Sono semplicemente disegnate a rilievo sulla muratura. Tocchi di colore, sfumature date con la spatola che digradando in chiaro verso l alto (con una duplice funzione: mettono meglio in risalto le vetrine che si trovano sotto le gallerie a colonna, ma suggeriscono anche allo spettatore ideale l impressione che sulla città splenda sempre il sole) danno ulteriore vivacità e profondità 3D alla location fiabesco-tirolese.

Certo gli altoparlanti che diffondono anche per strada le urla belluine di Anastasia stridono con le atmosfere ai fiori di bach che i progettisti vorrebbero evocare. Ammiccano allo stesso pubblico per cui trasmettono pance perforate di kamikaze che saltano a pezzi. Trasmettono proiettili all uranio impoverito. Trasmettono bombe su falluja. Trasmettono passatelli con cavolfiore all indiana e tagliata di vitellone ai tre pepi. Trasmettono Berlusconi Bis. Trasmettono la traditrice incallita, adesso redenta che chiede scusa al marito di C è posta per te. Trasmettono nuvole e vento che va dove vuole.

L immaginazione, la fantasia, le gocce di colore per nuove collezioni per vestire te e la tua casa di emozioni sempre nuove sono del team di architetti che ha squadernato in un idea abissale di base che quella di trasformare i consumatori (e potenziali clienti annoiati, o frustrati) in turisti. Che possono venire in gita la domenica. Alle terme di Caracalla finte. Per poter magari girare un set fotografico, il giorno delle liete nozze, con lei in vestito da sposa.

Sotto le colonne e le arcate, le vetrine illuminate a neon flou che indorano di luce propria gli oggetti, i capi d abbigliamento dei marchi prestigiosi di Benetton, Cavalli, Bassetti, Dolce&Gabbana, Prada, Tod's e altre ancora da destinare, coperte da poster colorati, che presto saranno riempiti con nuovi marchi. Guardo ancora su e le finestre cieche, posticce, disegnate sul muro: cosa c è dall altra parte, stanze vuote? O merce stipata, depositi per l invenduto? Oppure cinesi ingobbiti sui pellami da tagliare, mentre incollano tomaie, piantano asole con l ausilio di una minipressa?

Perché mi viene da piangere mentre busso con le nocche scopro che il mascherone anticato (grazie a pennellate di marrò scuro date a secco sul beige chiaro) di Vacanze Romane (suggerisce qualcosa di già visto, sedimentato nella memoria filmica collettiva: Gregory Peck terrorizza Audrey Hepburn costringendola a ficcare la mano nella bocca) è fesso (ossia suona cavo, al suo interno) è di vetroresina pitturata? Eh, perché sto male davanti a questo orrore marzapanato che si para davanti ai miei occhi?

Stai tranquillo, qui va tutto bene mi dice la bocca. Distolgo lo sguardo, scruto dentro la piscinetta blu, dove mi aspetto di trovare pesci rossi, che più o meno mi sa dev essere fatta sempre dello stesso materiale sintetico scadente ultraleggero di facile assemblaggio.

Sono nell artificioso e rutilante panorama di compensato in cui temi di non poterti appoggiare se no crolla tutto, cade la scorza bluastra delle colonne di polistirolo, si sfonda il cielo e non resta niente, buio fitto con le stelle di quella carta lucida che si usa a natale.

Sono nel fabbricone che trascende il concetto di centro commerciale e ambisce di diventare fabbrica dell intrattenimento.

Nella città di cartone. In questo universo climatizzato. Che ti riconosce cittadino (e cliente e spettatore) se hai le carte di credito. Di città contraffatta, che accoglie tutti indistintamente, parco tematico zoo e riserva per imprenditori vincenti, studenti che bigiano la scuola, operai che trascorrono l ora d aria, domenicale e non, feriale e non.

E mi chiedo cosa succederebbe se soltanto andasse via la corrente elettrica, e le radio la smettessero di mandare in onda quella merda di musica.

L idea di aprire un Outlet a Molfetta è della società bresciana Fashion District. Che fa capo a Gnutti. L azienda di Gnutti produce barre di ottone per torneria (questo prodotto è destinato alle lavorazioni a freddo con asportazione di truciolo). È fornito in sezione tonda o esagonale per applicazioni che vanno dalla idrotermosanitaria alla minuteria meccanica, dal settore elettrico a quello automobilistico), brass rods. Da cui si possono fare rubinetterie, raccorderie, valvolame e maniglierie. Forniti in un ampia gamma. Di tubi. Di tutti i tipi. Le forme e i colori.

Potete gentilmente esortare la Ditta a ricevere delucidazioni tramite fax, oppure via email. Potete downloadare il questionario per migliorare lo standard qualitativo dei suoi prodotti e servizi. Potete comunicare con loro via email. Potete anche mandare un curriculum per lavorare su. Si accettano candidature nei reparti in fonderia, in torneria, nei reparti fusione, trafilatura ed estrusione.

Per chi non lo sapesse

Fonderia

È il reparto in cui giungono le varie tipologie di metalli destinati alla fusione per l ottenimento di billette e di placche.

Il reparto è dotato di forni ad induzione e di colate continue per la produzione di billette di ottone al piombo che forniscono il semilavorato necessario all estrusione.

È provvisto inoltre di forni a metano e a induzione e colate semi-continue per la produzione di placche di rame e di ottoni binari, che rappresentano il semilavorato destinato alla laminazione.

In tutte le applicazioni dell idraulica, dove ci sono tubi flessibili, condutture fogne c è lui.

Gnutti c è.

Gnutti che ha squadernato architetti e ingegneri di grido.

Gnutti che desidera che il consumatore si diverta.

Gnutti che ha aperto una città delle fiabe gonfiata agli estrogeni.

Gnutti non so se è stato mai a Molfetta.

Nella città delle belle donne.

Che non ho visto.

E nel paese dei sogni.

Che non ho visto.
 
I commenti dell'autore
f 28 settembre 2006


grazie peppe. in realtà prima gli apostrofi c'erano, poi il pezzo (copiaincolato da una mail) sul blog li ha smarriti. Alla fine l'ho lasciato così com'è, che mi sembrava un giochetto (Quasi) sperimentale..

in via teorica vi prenderei anche parte, ma il punto è che vivo ad altamura (provincia di bari) e non a roma, e quindi come faccio?

Avevo un po' perso interesse per la musica industriale (o meglio per gli altri gruppi di quell'area).. però gli einsturzende sono tornati, nei miei ascolti. oltretutto ho trovato parecchi loro video interessanti..

grazie di essere passato di qui,
f


 
I vostri commenti
Il commento di Felice Moramarco alias DYD666 4 novembre 2006


Magari ti interessa il mio pensiero.Cmq lunedì dovrei venire all'incontro per la presentazione del libro.Peppino mi farà sapere bene il luogo dove si terrà.Spero inoltre di riuscire a leggere il tuo libro al più presto.Saluti.Felice


 
Il commento di Felice Moramarco alias DYD666 4 novembre 2006


Ti ho appena sentito in radio.Sono assolutamente d'accordo con te.Non ce la faccio più a stare ad Altamura.Io ogni volta che cammino per strada sento le budella voltarmi.Tra ragazzi riccioloni sempre abbronzati,"ragazze" che a 13 anni si vestono già per il marciapiede e guardano solo il tipo con il macchinone,negozi di vestiti che nascono a decine ogni mese(il Corso sembra Via Montenapoleone).Insomma il paese più vuoto che io conosca.A Bari all'università ci prendono per gli snob della provincia.E tutta questa situazione è figlia non solo dell'epoca consumistica in cui vive tutt'Italia,ma soprattutto della mentalità bacata del nostro paese in cui conta e va avanti solo chi ha e non chi è.Avrei da dire tante altre cose.ti linko il mio blog.


 
Il commento di stefano 19 ottobre 2006


nessun commento puo descrivere l'amarezza di chi come me e tanti altri dopo anni prestati in bosch ora nn lavora piu.un grazie per questo va soprattutto ai signori sindacati che sono solo bravi a parlare


 
Il commento di Vidal 8 ottobre 2006


Io all'Outlet di Molfetta non ci sono mai stato, anche se qualcuno mi ci vorrebbe trascinare...ma è così che lo immagino: finto, posticcio; l'ennesima fabbrica di illusioni creata per "noi" povere vittime a vantaggio del singolo intraprendente imprenditore. A me l'idea del posticcio fa paura... Preferisco di gran lunga sentire l'odore del mare, godere dei suoi colori, e poter guardare quei sofferenti alberelli nel loro bellissimo campo argentato. Ma poichè penso che non si può giudicare senza aver visto...credo che 1giorno non molto lontano mi recherò nel bellissimo posto che mi hai descritto. Ad ogni modo, che la tua descrizione sia veritiera o meno (e sono certo che lo sia) è davvero una meraviglia...


 
Il commento di simo 8 ottobre 2006


Io a Molfetta ci vado in ferie. E voglio anche pensare di essere una delle "belle donne di Molfetta". Quest'anno mi è toccata solo una settimana di vacanza, e per una settimana ha piovuto. Così ho riempito la pioggia con l'outlet.


 
Il commento di Leonardo 7 ottobre 2006


Grazie per essere venuto a Molfetta "la Citta' dei sogni e delle belle donne" (ti assicuro che ci sono...le belle donne). Volevo precisare che la mia città è un bellissimo posto, dove passare un po' di tempo nella spensieratezza più assoluta, dove, come paese del sud la criminalità è davvero esigua (per non dire inesistente); un posto in continuo rinnovo sia economico che sociale... infatti, tulle quelle deprimenti impalcature che hai potuto notare nel centro storico servono a rivalorizzare una città dall'importantissima storia, risalente sin al medioevo, che purtroppo con gli anni è stata trascurata. Molfetta gradualmente si sta risollevando da un letargo durato fin troppo. Se il Fashion District aiuterà tutto ciò, ben venga...


 
Il commento di peppe 27 settembre 2006


bella dezio!! nicola rubino è eccellente...ora ho trovato il tuo blog...non è che ti riusciamo a stanare per il 19-20 ottobre a roma che stiamo organizzando una cosa del tipo: narrativa precaria & precari-e ricerca, università, cultura, etc... come direbbero gli einsturzende: strategien gegen precariatleben;-) oppure Kollaps...si vede che ho attraversato i buoi anni 80 in una provincia dell'entroterra centr'italico, eh? ps: nella pagina del tuo pezzo su molfetta outlet non mi appaiono gli apostrofi...


 
Il commento di davide 26 settembre 2006


Mi hai incuriosito. Un giorno o l'altro mi faccio coraggio e ci vado.


 
Il commento di Stefano Spagnolo 9 settembre 2006


Ottimo pezzo, Francesco.


 
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